Preghiamo abbastanza?

Fra i tanti scritti di Sua Santità Giovanni Paolo II, ne ricor­diamo uno intitolato: "Varcare le soglie della speranza", nel quale a pag. 72 si afferma: "Dobbiamo pregare perché siamo cristiani, in quanto discepoli di Cristo, che ha configurato la Sua vita in un atto perenne di adorazione e di amore al Padre". Parole che trasmettono quanto questo "Santo" fosse veramente e totalmente immerso nella preghiera. Gli Atti degli Apostoli ci dicono che i primi cristiani erano assidui nella condivisione fra­terna, nella frazione del pane e nella preghiera (At 2, 42-43).

"Siamo noi costanti nella preghiera? Pensiamo alle necessità del nostro prossimo pregando non solo singolarmente, ma anche in gruppo, come facevano i primi cristiani?"

Al giorno d'oggi si va sempre di corsa; lavoriamo incessan­temente e sembra quasi diffìcile trovare un po' di tempo per pregare anche singolarmente, figuriamoci in gruppo! E questo è verissimo, perché le mille occupazioni ci fanno dimenticare che l'uomo non è un essere isolato, ma è stato creato per vivere in comunità, quindi sarebbe opportuno trovare il tempo oltre che per partecipare alla Santa Messa, anche per le orazioni personali e per quelle di gruppo.

Considerando che molto spesso il tempo libero delle perso­ne non coincide con gli orari in cui potrebbero essere disponi­bili i sacerdoti, diventa difficile avere una chiesa a disposizione nei momenti in cui i parrocchiani hanno terminato il loro lavoro giornaliero. Come fare allora? Nella "Lumen Gentium" al n. 10, troviamo scritto che i cristiani rendono "DOVUNQUE" testimo­nianza a Cristo; e sempre nella stesso documento al n. 11 leggia­mo che i coniugi cristiani devono essere per i loro figli maestri nella fede, e che la famiglia "potrebbe" essere chiamata "chiesa domestica". Questi stessi concetti vengono ripresi nella "Aposto-licam Actuositatem" al n. 11, dove si specifica anche il fatto che la preghiera deve essere elevata a Dio "in comune"; nel Catechi­smo della Chiesa Cattolica ai numeri 2204 e 2205 e nel Codice di Diritto Canonico al n. 226. Per rimanere in tema, è sufficiente citare un'altra "Santa" dei nostri tempi: Madre Teresa di Calcut-ta, che nel suo libro "II cammino semplice" a pag. 11 afferma che i bambini devono pregare insieme ai loro genitori.

 

 

 

 

 

 

Il problema di fondo è avere una chiesa disponibile per po­ter pregare in un orario che sia "ottimale" tanto per il parroco, quanto per i fedeli. Molte volte si accusano i parroci che non vo­gliono aprire le chiese ai gruppi di preghiera e non si pensa alle tante attività che vi sono e all'incompatibilità di tempo. Allora? Dato che dai documenti del Magistero di Santa Madre Chiesa ap­pare chiaro che la famiglia dovrebbe essere considerata "chiesa domestica"e che nella propria casa nessuno ha il diritto di impar­tirvi ordini, ci domandiamo: perché molte persone rimangono così perplesse se il vicino della "porta accanto li invita a pregare nella propria abitazione? Perché tanta riluttanza nell'andare a co­stituire un piccolo gruppo di preghiera nelle case delle persone che come noi vivono le loro giornate per la lode e per la gloria di Dio? Perché si cerca, addirittura, di impedire di pregare nelle famiglie?

Dal momento che non esiste nessuna nonna del Codice di Di­ritto Canonico che vieti la costituzione dei gruppi di preghiera nelle abitazioni, e che tanto il Catechismo della Chiesa Cattolica quanto la Lumen Gentium e la Apostolicam Actuositatem parla­no della famiglia come di "chiesa domestica", perché non parte­cipare a una preghiera comunitaria in casa di un amico?

Giovane guarito durante un ritiro carismatico dei Servi di Cristo Vivo, vive felice a la sua ragazza.

Molti dei grandi eventi della nostra fede cattolica sono avve­nuti proprio nelle abitazioni: l'Annunciazione avvenne a Naza-reth a casa della Santa Vergine (Le 1, 26-38); il Magnificat venne recitato a casa di Elisabetta (Le 1, 39-56); l'annuncio della Passione e l'Ultima Cena, si svolsero in una casa (Le 22, 7-23; IV 14,12-21); anche l'evento della Pentecoste avvenne in un'abit; zione(At 2,1-13).

Attualmente la famiglia attraversa un momento di grande cr si, forse perché si prega poco e pochi si accostano ai Sacramenl ma di fatto sembra che il nostro "comune nemico" stia lavorane per la distruzione dei nuclei familiari. Il nostro tempo è scandi da impegni gravosi, che sembra che abbiano fatto dimentica a ciascuno di noi quanto quel "Gesù Vivo" nel quale crediarr fermamente, sia importante nella nostra vita. Abbiamo l'obbli^ di invocare lo "Spirito Santo", affinchè ognuno di noi possa e sere trasformato dalla Sua forza e dalla Sua potenza attraven la preghiera; se desideriamo ricevere l'entusiasmo che avevar gli apostoli, dobbiamo chiedere che Gesù ci permetta di pot superare le barriere che impediscono al nostro amor proprio pregare con chi ci sta accanto.

Gesù aveva a cuore la preghiera comune. In Mt 18, 19-/ troviamo non solo un invito specifico alla preghiera fatta fra p persone, ma anche la certezza effettiva del Cristo durante l'or; zione. Nei suddetti versetti di Matteo leggiamo:

"Perché dove  sono due o tre riuniti nel mio nome, io sono in mezzo a loro. Nel Vangelo non vengono fatte specificazioni riguardo al "luogo" della preghiera, allora perché non accogliere l'invito di ci apre la propria casa per lodare il Signore?

 

 

 

 

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